Solo pochi mesi fa girava per le vie del centro un uomo con una pesante borsa piena di volantini: li distribuiva alle persone che incrociava. Passavo di lì per caso e ne presi uno. "Sarà la solita pubblicità" pensai. Buttai uno sguardo distratto, per capire cosa si reclamizzasse. Era, invece, una lettera aperta, scritta da lui: riportava pensieri e suggerimenti per un sistema, a suo dire, realmente democratico. Decisi, un po' incuriosito da quel personaggio, di fermarlo per alcuni chiarimenti. «Distribuisco questi fogli in modo che le mie idee abbiano la maggior diffusione possibile. Come altro posso fare? Prima ho scritto alle redazioni di diverse reti televisive, nazionali e regionali, per partecipare a trasmissioni tipo il "Maurizio Costanzo show". Nessuna risposta. Poi ho scritto questa lettera e l'ho spedita a più giornali perché venisse pubblicata su uno di quegli spazi riservati ai lettori. Ancora niente. Vivo il "chissà se la pubblicano, chissà se mi chiamano" con un senso di soffocamento, come se l'umanità fosse entrata in una nuova era, quella delle comunicazioni di massa, ed io non posso farne parte. Il limite che io sento alla mia libertà di espressione è il limite che abbiano tutti. Ecco perché distribuisco questa lettera: per illudermi di essere libero.>> Non potevo ribattere: ciò che diceva era vero. «Manca un canale di comunicazione di massa, un giornale od una rete televisiva di stato, a completa disposizione del cittadino perché possa comunicare al "grande pubblico" ciò che crede importante, opinioni o proposte, perché possa autorappresentarsi. E' un'esigenza, per me, soprattutto da quando ho trovato risposta ad una domanda che mi perseguitava da anni:" Come può un candidato di un partito essere mio "portavoce", se di me, di ciò che sono e penso, lui non saprà mai niente?" Non può! Lui porterà avanti solo le sue convinzioni: a noi elettori non resta che accodarci con il nostro voto, se queste sono simili alle nostre. Anche il partito rappresenta solo grossolanamente I'O-politico di un simpatizzante, perché livella le differenze che rendono unica ogni persona, in nome solo delle analogie con la linea del partito stesso. Insomma, non ha senso parlare, per come stanno veramente le cose, di democrazia rappresentativa, e neanche di democrazia, finché saremo "costretti" a delegare qualcuno a pensare, parlare, decidere per noi, finché al cittadino non sarà riconosciuto il diritto di poter anche autorappresentare se stesso e le proprie convinzioni attraverso un mass-media.» Incontestabile! Le parole di quell'uomo rendevano sempre più fragili le strutture che, fino ad allora, avevano vincolato e limitato il mio pensiero politico. «Oggi sono i mass-media il mezzo attraverso cui si realizza la libertà di parola, ma il cittadino comune (che non è detto abbia pensieri comuni) non ha diritto a libero accesso. E' una "concessione" troppo pericolosa, per "gli uomini del potere". Sanno bene che lottizzando l'informazione si lottizza l'opinione, perché la prima crea la seconda: per questo hanno monopolizzato i più importanti canali di informazione, per evitare, o almeno limitare, il rischio che idee profondamente alternative possano "fare opinione", mettendo in pericolo la stabilità di un sistema che hanno tutto l'interesse a non cambiare. Infatti, dalla Prima Repubblica'' ad oggi, sostanzialmente, non è cambiato nulla. » Non riuscivo ad immaginare un'alternativa che si potesse definire veramente rappresentativa e democratica. «Non è corretto parlare di "società di uomini" ma di "uomini in società": intendo dire che qualsiasi forma di aggregazione socio-politica vogliamo immaginare, perché funzioni, deve avere in primo piano l'uomo. Qualsiasi sistema si basi sulla concentrazione di poteri ad un'oligarchia è destinato a fallire, perché non adatto all'uomo e alla sua natura. Le prove storiche più recenti sono la caduta del fascismo e della prima repubblica: in entrambi i casi, sono state le persone che hanno guidato questi regimi a decretane il fallimento, perché hanno messo il proprio egoismo davanti agli interessi del popolo, preoccupandosi solo di mantenere e consolidare il potere, sia politico che economico. I continui scandali che infangano la nostra classe politica sono la conseguenza di un sistema che non ha tenuto conto dell'egoismo , che esiste ed è presente, in percentuali diverse, in ognuno uomo. Non considera che la concentrazione di poteri ad una ristretta cerchia di persone crea, inevitabilmente, occasioni di illeciti vantaggi, dal "favore" alla "tangente", occasioni che piegano, nel tempo, le coscienze "deboli", quelle capaci di nascondersi dietro il paravento del " tengo famiglia". Non possiamo condannare queste persone, perché, solleticate dalle circostanze, hanno agito "seconda natura", vittime del proprio egoismo e di un sistema che non ne ha tenuto conto. Sostituire le persone, quindi, non risolverà il problema. Bisogna creare un sistema che coinvolga il cittadino perché partecipi al cambiamento, con proposte concrete. Non dimentichiamo che il popolo è formato da persone che pensano.»
Avevo in mano importanti spunti di riflessione: 1) Il cittadino non gode della libertà d'espressione, ovvero di comunicazione "alla massa", perché la quasi totalità dei mass-media è lottizzata dai partiti: di conseguenza, non può godere del diritto ad autorappresentarsi. 2) La "partitocrazia rappresentativa", che caratterizza il nostro sistema, è una "scusa" democratica per legittimare il potere di pochi (o i diritti per pochi), perché nessuno, meglio di me stesso, può conoscermi e, quindi, rappresentarmi. 3) Qualsiasi sistema si basi sulla concentrazione dei poteri ad una oligarchia, non tiene conto della natura dell'uomo, ed è destinato a fallire. Questi spunti sono stati il tema di numerosi e accesi dibattiti tra colleghi ed amici, psicologi, sociologi e giuristi, la cui preziosa collaborazione ha reso possibile la creazione di un'alternativa reale e concreta all'attuale sistema politico, un'alternativa che può pacificamente convivere con questo regime il quale, anzi, ne legittima l'esistenza con diversi articoli della sua Costituzione.

 

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